Original caption
Claude ora può chiederti documenti e volto per usare i suoi modelli più potenti. E già questo dovrebbe farci fermare un secondo. Non parliamo più solo di una mail, di un numero di telefono o di un abbonamento. Parliamo di documento d’identità, immagine o video del volto e, in alcuni casi, anche dati legati alla geometria facciale. Il 25 giugno molti utenti Claude hanno ricevuto una comunicazione in cui Anthropic spiega che, per mantenere sicuri i suoi servizi, potrebbe richiedere verifiche di età o identità. Anthropic dice che non sarà necessariamente per tutti, ma sappiamo come funzionano queste cose: prima per alcuni casi, poi per più utenti, e magari un giorno per accedere alle funzioni più avanzate. Il punto però è un altro. La verifica dell’identità passa anche da Persona Identities, azienda specializzata in controlli di identità. Persona è sostenuta da Founders Fund, fondo in cui Peter Thiel è partner. E Peter Thiel non è uno qualunque: è cofondatore di PayPal e Palantir, una delle aziende più discusse al mondo quando si parla di dati, governi, sorveglianza e intelligenza artificiale. Questo non significa automaticamente che i dati raccolti da Persona vengano usati da Palantir. Va detto chiaramente. Però il tema resta enorme: per usare un modello AI sempre più potente potremmo arrivare a consegnare non solo i nostri dati, ma anche la nostra identità fisica. Prima bastava una mail. Poi il numero di telefono. Poi l’abbonamento. Ora, per alcune funzioni avanzate, potrebbero servire documento e volto. Ed è qui che il discorso diventa molto più grande di Claude. Perché se domani l’intelligenza artificiale sarà dentro lavoro, scuola, sanità, pubblica amministrazione, aziende e servizi essenziali, non possiamo dipendere solo da modelli stranieri, policy straniere e infrastrutture controllate da poche grandi aziende private. Servono alternative europee, nazionali e locali. Un esempio interessante è D4S, DwarfStar 4, progetto open source di Salvatore Sanfilippo, Antirez, creatore di Redis. L’obiettivo è far girare modelli AI enormi direttamente su PC di casa, senza passare dal cloud. E qui si apre un paradosso. Oggi molti dei modelli davvero aperti o open-weight più forti arrivano dalla Cina. Da un lato abbiamo il mondo americano che, per usare i modelli più potenti, si muove verso abbonamenti, documenti, volto e controlli sempre più stretti. Dall’altro abbiamo la Cina che, mese dopo mese, rilascia modelli con prestazioni altissime, spesso open source o open-weight. L’America si chiude. La Cina, almeno sui modelli AI, si apre. Ed è qui che entra il tema della sovranità. Immaginate se pubblica amministrazione, aziende, sanità, sicurezza o servizi essenziali usassero solo modelli americani. Poi cambia il clima politico, cambiano le regole, cambiano le policy, e quei modelli vengono limitati o riservati solo ad alcune organizzazioni considerate affidabili. Non è fantascienza: nel mondo digitale servizi fondamentali sono già stati bloccati o condizionati da decisioni politiche, sanzioni o giurisdizioni straniere. Attenzione: non sto dicendo di non usare Claude, ChatGPT o i modelli americani. Io li uso ogni giorno. Il punto è che non possiamo permetterci di avere solo quelli. Servono modelli che possano girare nelle aziende, nelle università, nei data center pubblici, nei centri di ricerca o direttamente sui dispositivi delle persone. Perché il futuro dell’AI non sarà solo chi ha il modello più potente. Sarà chi controlla i dati, l’accesso, l’identità e chi può decidere se tu puoi ancora usare quella tecnologia. Quindi la domanda non è solo: “Claude mi chiederà il volto?” La domanda vera è: vogliamo essere semplici utenti di modelli controllati da altri, o vogliamo costruire anche infrastrutture nostre? Perché chi controlla i modelli controlla una parte sempre più grande della conoscenza, del lavoro, dei dati e della sovranità di un Paese. #ai #claude #intelligenzaartificiale #privacy #elvistusha